L’identità degli alunni disabili, una poesia per capire
Nadia ci manda questa poesia che ha trovato in rete, questa poesia, scritta da un papà, sottolinea quello che a molti sfugge, la propria identità la si costruisce anche con gli occhi e le parole di quelli che ci circondano.
Spesso, troppo spesso, gli alunni certificati sono costretti a guardarsi con gli occhi e le parole di chi li vuole cambiare a tutti costi…
Chiamatemi per nome
Non voglio più essere conosciuta
per ciò che non ho
ma per quello che sono:
una persona come tante altre.
Chiamatemi per nome.
Anch’io ho un volto, un sorriso, un pianto,
una gioia da condividere.
Anch’io ho pensieri, fantasia, voglia di volare.
Chiamatemi per nome.
Non più:
portatrice di handicap, disabile,
non vedente, non udente, cerebrolesa, tetraplegica.
Forse usate chiamare gli altri:
“portatore di occhi castani” oppure “inabile a cantare”?
o ancora: “miope” oppure “presbite”?
Per favore abbiate il coraggio della novità.
Abbiate occhi nuovi per scoprire che,
prima di tutto,
io “sono”.
Chiamatemi per nome.
Gianni Scopelliti
fonte: http://www.conosciamocimeglio.it/documenti/documenti?id=92
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