I laboratori allontanano gli alunni disabili dall’integrazione scolastica?

 Salve, sono un insegnante di sostegno, scuola media.
La mia scuola nell’ambito del POF ha organizzato 6 laboratori per disabili: musico-terapia, giardinaggio, ludico-sportivo, cinematografia, informatica,
disegno su magliette, da svolgersi in orario curriculare, al di fuori delle rispettive classi e a cui tutti i ragazzi con diagnosi dovrebbero necessariamente partecipare. Tali laboratori sostanzialmente sono rivolti a tutti i disabili ed è prevista la presnza di tutti gli insegnanti di sostegno.
Ho il timore che così facendo, però…

che finiremmo sostanzialmente per dedicarci molto a ciò che può fare l’alunno fuori dalla sua classe, e poco a quello che invece dovrebbe fare in classe con i suoi compagni, avvertendosi, lo stesso, probabilmente, ancor di più come un diverso, così come allo stesso modo apparirebbe di rimando agli occhi dei suoi compagni di classe…

Ho provato a ribadire che sarebbe più adeguato avviare laboratori per sottogruppi alla classe stessa, o per classi aperte, e non come oggi si vuol
attuare, riunendo indistintamente tutti i ragazzi che abbiano una diagnosi più o meno grave che sia, in tanti laboratori più o meno utili e dedicati ad essi.

L’emarginazione alla fine sarebbe di entrambi: sia del ragazzo disabile che
dell’ insegnante di sostegno che lo seguirebbe. Temo anche che in questo modo, si riproducano sostanzialmente le vecchie
classi differenziali.
Mi sento contitolare alla classe e non facente parte invece di un ipotetico
gruppo del sostegno, come fosse un organo a sè stante, che deve organizzare una serie di attività al suo interno dedicate a tali specifici alunni al di fuori dalla classe di appartenenza.

In ultimo un genitore che si è opposto e ha rifiutato ciò, in quanto per lui relativamente al sapere, interessa che il figlio comunque partecipi alla vita
della classe e viva pienamente le sue relazioni di amicizia cercando di
evitare, per quanto più possibile, inevitabili discriminazioni.
L’opposizione del genitore ha provocato indignazioni, consiglio di classe e dirigente, in quanto per molti, è inammissibile che un genitore possa negare
tali proficue opportunità al proprio figlio, arrivando infine a chiedere allo stesso genitore dell’alunno di mettere per iscritto il motivo di un tale rifiuto e quindi una formale liberatoria. Voglio precisare che l’alunno seguirebbe comunque la programmazione della classe, anche se in forma semplificata.

Aggiungo infine che sostanzialmente in questo momento sono isolato, anche dagli altri colleghi di sostegno e non ho appoggio di alcuno nella mia scuola in merito a ciò.
Sarei molto felice se potessi riportare a scuola il parere di qualche esperto in merito.

Grazie

Gennaro

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giovedì, novembre 27th, 2008 Esperienze da condividere, Laboratori Sostegno

11 Commenti to I laboratori allontanano gli alunni disabili dall’integrazione scolastica?

  1. [...] questo articolo è stato linkato dal sito grabbernews i… Tags: laboratorio sostegno geg scolastica disabili … [Continua a leggere…] [...]

  2. I laboratori allontanano gli alunni disabili dall’integrazione… on novembre 28th, 2008
  3. Caro G,
    non dici quante ore settimanali sono dedicate ai laboratori…?

    Scondo me i laboratori sono molto utili, molti altri colleghi ti direbbero “ad averceli i laboratori…” ma come tutte le cose bisogna vedere come vengono organizzati…

    In questa difficilissima professione bisogna sempre valutare il singolo caso ma devono esserci molti dettagli nella descrizione … altrimenti non so se tutti noi possiamo aiutarti…

    Per quanto riguarda l’isolamento…benvenuto nel club direbbe la mia carissima amica e collega Nadia.

    Aspettiamo i dettagli.

    ciao
    Sandra

    P.S. la tua mail è infetta…non posso risponderti via mail

  4. Sandra on novembre 28th, 2008
  5. sono dedicate 6 ore per 6 laboratori settimanali per tutti i disabili, e per tutti gli insegnanti di sostegno. Es: sono 12 alunni? tutti parteciperanno il martedì al lab. di giardinaggio alla seconda ora. Avranno italiano, ed. fisica, musica? quello che capita capita. e così gli altri giorni per gli altri laboratori e per tutti indistintamente, al di là che siano gravi o meno e se seguono programmazione della classe o meno e senza compagni di classe, tranne che non ci sia qualche caratteriale.
    Ora si parla anche di un settimo laboratorio da aggiungere.
    Se questi laboratori sono utili così, allora ok, la classi speciali e differenziali erano ben funzionali, ripristiniamole e non ne parliamo più.
    ciao gennaro

    p.s. ma sei sicura che la mia email sia infetta?
    sei la prima che me lo dice e comunque to sempre a verificare con scansioni di antivirus e quant’altro…

  6. gennaro on novembre 28th, 2008
  7. Caro Gennaro,
    ovviamente così non và.
    Nel PEI l’insegnante di sostegno indica e propone cosa fare per le materie che l’alunno non riesce a seguire, per es. matematica e grammatica (analisi logica), normalmente insieme al consiglio di classe, ma l’obbligo non è previsto.

    Sei tu che studi la patologia e lo stile di apprendimento dei tuoi alunni, quindi tu proponi, ma se non proponi… gli altri non capiranno come mai ti opponi…

    Non so se mi spiego… :)

    ciao
    Sandra
    P.S. il mio sistema mi ha segnalato che all’interno della tua mail c’era incredimail che aveva qualche elemento infetto.

  8. Sandra on novembre 28th, 2008
  9. Caro Gennaro,
    ritengo che i laboratori siano molto utili, ma abbiano un senso solo se vengono organizzati con l’obiettivo prioritario di favorire l’integrazione e l’inclusione dei ragazzi diversamente abili. Quindi è necessario un gruppo formato da alunni “normodotati” e alunni “diversamentedotati”. La presenza dei compagni normodotati ha inoltre, per i ragazzi disabili, una valenza di stimolo e di motivazione più profonda e più naturale rispetto a quella dell’adulto (il quale svolgerà la funzione di programmatore, coordinatore, ecc.)o semplicemente quella dei compagni diversamenteabili.
    Occorre far superare ai colleghi e alle famiglie l’idea che il gruppo dei normodotati non abbia nulla da guadagnare a svolgere attività che normalmente non vengono inserite nei programmi (es. laboratorio di giardinaggio, cucina, musicoterapia, ecc.). I benefici che possono trarre da queste esperienze sono molteplici, essi infatti potranno: accrescere la comprensione dell’ “altro”; eliminare i preconcetti sulla disabilità abbattendo le barriere interpersonali; superare le paure nei confronti dei disabili, migliorare il concetto di sè aiutando l’”altro”; diventare più tolleranti, accrescere la sensibilità e la solidarietà; imparare a valorizzare e riconoscere le abilità operative dei compagni che palesano difficoltà nei confronti delle discipline curricolari, scoprire le qualità e le ricchezze del diverso (“la magnifica diversità dei simili” P. Claudel).
    Combatti affinchè possano partecipare ai laboratori organizzati dalla tua scuola anche i ragazzi normodotati, altrimenti opponiti con tutte le tue forze spiegando , magari per iscritto, i motivi per i quali non sei d’accordo.
    In bocca al lupo!
    Nadia
    P.S. nella mia scuola io ci sono riuscita!

  10. Nadia on novembre 28th, 2008
  11. Infatti, io proporrei, come condiviso pure dal genitore, di seguire il più possibile il programma di classe e valutare se fosse il caso di scegliere magari uno, max due tra questi lab. che possa essere particolarmente interessante per l’alunno e ovviamente sempre accompagnato da un gruppetto di amici della classe, dopo aver verificato e concordato in quali ore si recherà all’esterno della classe.
    così però non è perchè così è stato stabilito nel pof relativamente all’anno precedente, e al qiuale io non ho partecipato, in quanto quest’anno trasferitomi a questa scuola.
    la cosa dovrebbe andare così com’è anche perchè i disabili già sono in totale 12 più qualche caratteriale, arriviamo a 18 alunni in totale per laboratorio,e quindi si capirà il perchè non si possono aggiungere anche altri compagni delle rispettive, arrivando così a raggiungere un numero sconsiderevole di alunni. e comunque, ripeto la cosa non sarebbe una proposta a cui ciascun consiglio potrebbe liberamente aderire o meno, ma un atto dovuto da tutti gli insegnanti di sostegno così come per tutti i rispettivi alunni disabili.
    insomma, non avrei niente da proporre…..o così….o pomì.
    ho provato più volte a spiegare le mie tesi, ma niente a tutti fa più comodo così, anzi il dirigente mi ha detto che è un obbligo della scuola far in tal modo il bene dei ragazzi(a suo dire).

    ciao e grazie comunque
    gennaro

    p.s. forse l’antivirus rileva un presunto virus in incredimail che tale non è. spesso anche a me avast rileva virus che non sempre sono tali.

  12. gennaro on novembre 28th, 2008
  13. Purtroppo ancora una volta giungo alla realistica constatazione che, nonostante la normativa da oltre tenta anni sostenga l’integrazione nelle classi degli alunni diversamente abili (legge 517/77 e legge 104/92) troppo spesso gli stessi siano relegati in spazi e con modalità non consone allo spirito dell’integrazione reale.
    Che tristezza………
    Nadia

  14. Nadia on novembre 28th, 2008
  15. Faccio l’insegnante di sostegno da vent’anni, lo faccio per professione. questo è molto importante. Bisogna amare i bambini. Quando si incontrano delle difficoltà è necessario parlarne subito con i colleghi e con i genitori e intravedere le strategie opportune per poter effettivamente riuscire ad raggiungere gli obiettivi. Quali? Non è necessario portare fuori della classe l’alunno, ma cercare di farlo integrare, con i suoi compagni e non solo della sua classe.Bisogna essere mediatici con i colleghi con i quali si lavora ed essere molto collaborativi nei programmi da svolgere e soprattutto pre quanto rigurda la crescita effettiva dell’alunno non solo dal punto didattico ma di crescita.
    Gilda

  16. gilda balzano on novembre 28th, 2008
  17. Nella scuola dove lavora una mia amica/collega da due anni attivano i cosiddetti laboratori UES (unità educative sperimentali) che coinvolgono in primo luogo alunni con gravi patologie che NON seguono le programmazioni di classe, in secondo luogo tutte le classi del plesso (5). Tutte le classi, dalla prima alla quinta, partecipano in piccoli gruppi che ruotano settimanalmente ai laboratori proposti. L’alunno disabile viene così inserito per un paio di ore al giorno (la scuola funziona a tempo pieno) in un contesto allargato a tutta la scuola, avendo così la possibilità di conoscere e farsi conoscere senza le barriere dell’aula. Aiutare i disabili ad allargare la rete di amicizie e conoscenze è fondamentale per poter strutturare il tanto sbandierato progetto di vita, che si fa altrimenti veramente dura quando la scuola finisce. Nella mia scuola siamo molto indietro, ma ci stiamo provando. Per quanto riguarda gli alunni con certificazione ma che seguono la programmazione di classe, ritengo che sia un attentato grave alla loro identità discriminarli attraverso l’istituzione di attività extra curricolari obbligatorie che sostituiscono in modo indiscriminato le discipline curricolari. Vorrei vedere se obbligassero gli alunni normali come reagirebbero le famiglie (ma sì, un’ora di giardinaggio al posto di una di matematica..). Secondo me fai bene ad opporti. Coinvolgi anche le famiglie. Auguri!
    Francesca

  18. Francesca on novembre 29th, 2008
  19. Lavoro sul sostegno alle scuole superiori senza specializzazione ormai da tre anni e mi sto ora specializzando con un corso ssis.
    Proprio nelle riunioni del GLIC di pochi giorni fa e’ venuto fuori il discorso della scarsa integrazione dei ragazzi disabili nelle rispettive classi e alle superiori questo problema diventa piuttosto difficile da gestire. Le attività di gruppo possono essere fatte fino ad un certo punto quando la programmazione e’ differenziata e le materie diventano piu’ complicate da seguire per i ragazzi che hanno ritardo mentale. Inoltre, la collaborazione dei docenti curricolari su tale argomento e’ pressoche’ nulla: alla proposta di lavorare in certe ore per piccoli gruppi o facendo delle attività a cui possono partecipare anche i ragazzi disabili, molti storcono la bocca, mettendo al primo posto le necessità di andare avanti con il programma e di non perdere tempo. Ma in questo modo come si arrivera’ mai all’integrazione vera?
    Se qualcuno ha delle esperienze di integrazione a livello di scuola superiore sarei felice di avere un confronto.
    Catia

  20. Catia on novembre 29th, 2008
  21. Ciao..io lavoro da 4 anni sul sostegno, ora ho appena finito una classe 3^ primaria. L’alunna che seguo resta in classe sempre, in tutte le ore. Non sono mai uscita dalla classe perchè ritengo che l’integrazione con i compagni e il loro aiuto sia fondamentale.
    Noi svolgiamo delle ore di laboratorio in classe (3 ore alla settimana) che non sono altro che approfondimenti di alcuni argomenti o materie; i bambini sono organizzati a gruppi e lei partecipa come tutti gli altri. Certo ha difficoltà a collaborare, ha difficoltà magari a capire alcuni concetti, ma a me interessa che stia con i compagni e che si senta parte integrante della classe.
    Cmq..nella mia scuola non esistono attività di questo tipo in cui gli alunni disabili vengono allontanati dalla classe per fare altre attività extrascolastiche. Non lo permetterei mai. Fai bene ad opporti e continua su questa strada. Il disabile ha diritto ha restare nella classe con i compagni…se si esce dalla classe è solo per svolgere delle attività che in classe l’alunno non riesce a fare (ex quando non riesce a mantenere l’attenzione e la concentrazione, quando la classe è troppo caotica e lo destabilizza, ecc), ma non deve diventare un “vizio”: nel senso che sei tu, insegnante di sostegno, a stabilire se l’alunno ha bisogno di uscire dalla classe oppure no.
    Non mi sembra giusto che esistano laboratori che obblighino gli alunni disabili ad uscire dalla casse. Sicuro che sia permesso per legge??? Informati. E soprattutto parla con i genitori, spiegando la situazione e il tuo disaccordo: magari loro possono intervenire in qualche modo.
    Cmq, la disponibilità a creare un clima di integrazione vera dipende molto dalla cultura dell’insegnante (con cui lavori) e degli insegnanti della scuola. Io sono stata fortunata…ma conosco situazioni (e ci sono passata) dove tutto è diverso: si deve lottare, lottare e ancora lottare. Si fa fatica, si ottiene a volte pochissimo, ma bisogna farlo..per il bene di questi ragazzi!!
    Buona fortuna!!
    Elisa

  22. elisde82 on luglio 4th, 2009

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