La storia di un dislessico incompreso
Sono Mattia e ho 19 anni. Prima di risolvere la mia situazione ho attraversato varie peripezie.
All’asilo i miei disegni erano indecifrabili, così dice mio papà. Ma i grossi problemi sono iniziati con la scuola elementare. Scrivevo male e leggevo peggio.
Ero continuamente sollecitato a fare meglio e, siccome la cosa non avveniva, sono arrivate le brontolate poi i brutti voti e la costrizione a riscrivere il compito dopo aver strappato la pagina. Questa punizione mi gettava nella disperazione più violenta perché per me aver scritto quella pagina aveva voluto dire una grande fatica fisica e mentale. Purtroppo anche mia mamma credeva che fosse svogliatezza (non sapeva nulla sulla dislessia) e a casa si metteva a fare l’aguzzina come facevano in classe i miei insegnanti: mi faceva piangere e qualche volta ci scappava la pacca o il pizzicotto.
A scuola non riuscivo a stare attento, ero sempre distratto e sul mio viso calava come una maschera inespressiva. Era come se volessi chiudere le trasmissioni e le ricezioni, come una radio. Non ascoltavo, non rispondevo anche se l’insegnante si rivolgeva espressamente a me da vicino.
Avevo continui tic, come accartocciarmi il padiglione dell’orecchio, arrotolarmi il labbro inferiore, ciucciare il colletto della maglia. Il braccio destro, quando scrivevo, aveva dei sussulti e in certi momenti non riuscivo a scrivere , come se il mio braccio si bloccasse nell’impossibilità di riportare sul foglio quello che avevo nella testa.
Poi un fortunato giorno mia madre, leggendo una rivista femminile, fu attratta da un articolo che parlava proprio della dislessia e in quelle descrizioni ha riconosciuto la mia storia. Senza aspettare altro tempo, ne ha parlato con il pediatra il quale mi ha inviato da una psicologa.
La dottoressa aveva individuato la dislessia e aveva notato che ero esaurito, ma la sua terapia non aveva risolto nulla.
La terapia per superare l’handicap della disgrafia e della dislessia consisteva nello stare insieme ad altri bambini in una palestra per socializzare.
Come dicevo è stato un buco nell’acqua. Intanto ho finito le elementari, con gran fatica. Poi in prima media la tragedia della bocciatura. Eh sì, tragedia… Secondo gli insegnanti non ero in grado di capire, ero distratto, non ero maturo, non riuscivo nemmeno nel disegno, disturbavo in classe non riuscendo a stare fermo (di continuo picchiettavo la matita sul banco o il piede sul pavimento, era più forte di me, non riuscivo a smettere)…..”
da Stella G. (2002), Storie di dislessia. I bambini di oggi e di ieri raccontano la loro battaglia quotidiana, Libriliberi
2 Commenti to La storia di un dislessico incompreso
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Segnalo un libro interessante per comprendere meglio la Dislessia:
“La dislessia raccontata agli insegnanti”
Autori: M.Meloni, N. Sponza, P. Kvilekval,
M.C. Valente, R. Bellantone
Editore Libriliberi
ciao Nadia
Grazie Nadia,
io segnalo anche:
“La dislessia” di Erickson 2007
ha un dvd, un cd rom ed un piccolo libro molto utile.
Inoltre, per gli specializzati di sos un libro tosto ma diventerà la bibbia del settore ed è appena uscito:
“Difficoltà e disturbi di apprendimento” del mitico Cesare Cornoldi – edizioni IL Mulino
ciao
Sandra